Imparare il cinese: cultura, Unità 1

Il dialogo dell'Unità 1 parla soltanto di saluti. Tanto vale approfittarne per vedere come i cinesi si salutano davvero, perché l'immagine che se ne ha in Italia è spesso falsa.


1. Come ci si salutava tradizionalmente in Cina?

你好 nǐ hǎo è oggi il saluto più diffuso, soprattutto nelle città e tra le giovani generazioni. Non è però così che ci si salutava tradizionalmente.

Le formule d'uso erano molto più concrete e radicate nella vita quotidiana:

Non sono vere domande. Sono formule di cortesia, che occupano esattamente il posto del nostro «buongiorno» o del nostro «come va?». Nessuno si aspetta il resoconto della tua giornata: un sorriso e tre parole bastano.

你吃了吗? dice molto sul posto che il cibo occupa nella società cinese. Durante secoli di carestie e di fame, mangiare è stata la questione centrale dell'esistenza; chiedere a qualcuno se avesse mangiato era dunque il modo più diretto di preoccuparsi di lui. La formula ha perso la sua dimensione materiale, ma è rimasta.

La si sente ancora, soprattutto tra le persone anziane e in campagna. Mi sarebbe difficile darti un limite d'età preciso: varia molto da una regione all'altra. Se un cinese di una certa età ti lancia 你吃了吗? o 你去哪儿?, non rispondere sul serio. Di' 吃了! Chī le! («Ho mangiato!») o 出去一下。 Chūqu yīxià. («Esco un momento.») e la faccenda è chiusa. (Ho già visto un allievo attaccare con il menù completo del suo pranzo. Il suo interlocutore è stato molto paziente.)


2. In Cina non ci si bacia sulla guancia

In Italia, il bacio sulla guancia è il rituale di saluto abituale: tra amici, in famiglia, a volte persino tra colleghi. In Cina non esiste. Per salutarsi si usa:

  • un cenno della mano o un leggero cenno del capo, la forma più comune e più naturale negli scambi quotidiani;
  • una stretta di mano, diventata la norma nei contesti professionali e nelle grandi città. È spesso più delicata e più prolungata che in Europa: una stretta troppo salda passa facilmente per aggressività.

Il contatto fisico resta dunque più limitato che in Italia. Attenzione a non leggerci della freddezza: è un codice sociale diverso, non una mancanza di calore.


3. Le mani giunte: un gesto che non viene dalla Cina

Si associa volentieri alla Cina, e più in generale all'Asia, il saluto con le mani giunte davanti al petto accompagnato da un cenno del capo. Il cinema e la pubblicità ne hanno fatto una scorciatoia comoda, e molti occidentali lo riproducono in buona fede davanti a un interlocutore asiatico.

La Cina ha sì un gesto con le mani giunte, ma è diverso e serve in casi precisi. Il 作揖 zuōyī si fa con il pugno destro avvolto dalla mano sinistra, le due mani sollevate leggermente davanti a sé. È un saluto cerimoniale: lo si vede al Capodanno cinese e nelle arti marziali, ormai quasi mai per strada.

Salutare un cinese con le mani giunte a piatto significa dunque rivolgergli un gesto che non è il suo. Niente di grave (nessuno se la prenderà), ma la stretta di mano o il cenno del capo sono più azzeccati.


4. 不客气: la cortesia tra persone care

L'Unità 1 ci dà due formule essenziali: 谢谢 xièxie («grazie») e 不客气 bù kèqi («prego»). Le ritroverai nella pagina Vocabolario 1. La seconda merita che ci si soffermi.

客气 kèqi è letteralmente «l'aria dell'ospite» ⟶ fare cerimonie, stare nella cortesia formale. 不客气 dice dunque: «non fare cerimonie».

Questa paroletta porta con sé una regola sociale importante. Nelle relazioni strette, in famiglia, tra amici, tra compagni, i cinesi usano poco le formule di cortesia. Moltiplicarle crea anzi una distanza imbarazzante: equivale a trattare una persona intima come un estraneo.

Rispondere 不客气 a un 谢谢 significa dunque invitare l'altro a tornare alla naturalezza della relazione. Un modo di dire: «tra noi non c'è bisogno di tutto questo.»

Detto questo, l'uso cambia in fretta tra i giovani di città, che ringraziano molto più di vent'anni fa. Osserva, e adeguati al tuo interlocutore.